Il DiVino di Ostuni
A Ostuni, la Città Bianca, con le sue case in calce che disinfetta e protegge dal sole, abbiamo incontrato un po' per caso (e forse così avvengono gli incontri migliori) Angelo Zurlo, insegnante presso l'Istituto Agrario, campione di buonumore e simpatia, appassionato enogastronomo, un passato da velista.
Angelo, oltre a gestire con sua moglie Nunzia, che ci ha viziato con un'ottima crostata, il B&B diLetto, un enorme lucernario che inonda le stanze è un profondo conoscitore di Ostuni, e ci ha raccontato da perfetto Virgilio con storie, aneddoti, riflessioni e consigli la vita di questa cittadina che vedevamo per la prima volta.
Grazie a lui abbiamo scoperto la Montenapoleone di Giuliano Monteneve, bel progetto di recupero di una stupenda masseria che sembra quasi venir fuori da un film in costume, con elementi creativi, ferro e pietra, e provato due ottimi ristoranti in zona: L'Odissea e soprattutto, grandioso per rapporto qualità-prezzo, La vecchia Terrazza: personale accogliente e gentile, forno a legna per la pizza, una vista eccezionale sul panorama mozzafiato di Ostuni di notte.
Nei dintorni, la strepitosa Osteria S. Anna a Cisternino, un gioiello per buongustai a prezzi davvero minimi rispetto alla sua qualità.
Abbiamo chiesto ad Angelo di raccontarci come è nata una famosa protagonista delle sere di Ostuni: la sua Enoteca DiVino, un locale speciale.
Ne è venuto fuori un acuto ritratto del saper bere e del saper vivere, la conferma del fatto che anche la disposizione di uno spazio influenza la sua fruizione e che per qualcuno il vino è ancora collante di socialità e possibilità di condivisione e improvvisazione...
"L'enoteca nasce per realizzare un sogno a lungo coccolato. Tradizionalmente i vini pugliesi sono stati bistrattati sullo scenario nazionale ed erano pressochè assenti su quello internazionale. Considerati buoni solo per "tagliare" i più nobli toscani o piemontesi o veneti. Non per campanilismo, o non solo, ma ad un tratto nel corso dei miei studi ho realizzato che i vini pugliesi rispetto alla maggioranza dei più nobili piemontesi eccetera, avevano un eccellente rapporto qualità/prezzo. Con orgoglio ho perciò cominciato a pensare ad una vetrina di vini regionali, presentati in modo informale ma con garbo e prodotti di alta qualità.
Tutto ciò covava oltre 15 anni fa, e vide la luce nella primavera del '98.
La leva che ha poi decretato il successo dell'iniziativa è data dall'allestimento. Anche grazie al mestiere che faccio ho notato da qualche lustro a questa parte una sempre maggiore difficoltà di comunicazione diretta, soprattutto fra i giovani. Conseguenza di ciò: ho evitato nel modo più assoluto "le isole" cioè niente tavoli, niente separè niente angolini e puffi vari, ma solo un paio di ampie sedute a mò di piccolo emiciclo attorno ad una "scena" dove potrebbe aver luogo di tutto, da una schitarrata alla lettura di un brano o uno strip improvvisato o un bel tango....
Insomma, un luogo di condivisione, dove il vino è il collante della socialità e non come molti pensano il vettore dell'alcolismo. La normalità degli ospiti è rapresentata da gruppi di amici che condividono una bottiglia di ottimo vino intorno ad una chiacchiera o intonando "Volare", piuttosto che solitari figuri che cercano nel bicchiere lo stordimento dell'alcol.
Anche perchè se fosse quello l'intento è più facilmente raggiungibile con qualsiasi bottiglia da supermercato e spendendo molto meno.
L'obiettivo fu centrato pienamente, nel giro di poche settimane tutto il vicolo e gran parte del quartiere furono invasi da giovani che altro non chiedevano di aggregarsi e condividere qualcosa. Mentre sull'altro versante proliferavano locali "fascion" dove tipi dinoccolati e pupe stavano per ore con un drink in mano a confondersi con l'arredo. Celebrammo così per l'ennesima volta il rito della contrapposizione dell'essere contro l'apparire.
Tanti gli aneddoti e gli incontri importanti, ma il tempo è tiranno. Con la prossima racconteremo qualcos'altro..."

