Guida della Lecce Fantastica. Riti, truffe, miracoli e pozzi misteriosi
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Scovata a Porto Badisco tra mappe, cartine, riviste, occhiali per le immersioni, pinne, fucili ed occhiali, la Guida della Lecce Fantastica ci ha accompagnato durante il nostro viaggio a Lecce. Accolti dai coloriti e meno affascinanti strilli della cronaca locale su “misteriosi oggetti volanti” e “roghi spontanei” che facevano bella mostra di sé in varie edicole (probabilmente una truffa ai danni della proprietaria della “casa stregata”) ci siamo lanciati alla scoperta di Lecce seguendo il racconto curato dall'architetto e storiografo Mario Cazzato.
Il libro, corredato da gentili illustrazioni, è un tour della città "incredibile, enigmatica, diabolica, ribalda, erotica, carnevalesca, infedele, fedelissima..." basato su proverbi, benefici e malefici, simboli pagani e cristiani, ricette d'amore e curative, gustosi aneddoti storici e leggende, partendo dai palazzi storici e dai monumenti, dalle piazze e dai vicoli noti e meno noti di Lecce.
Così ci avventuriamo nei pressi di Palazzo Tafuri, all'incrocio che veniva detto le quattru speziarie per via delle tante botteghe e farmacie, e scopriamo che il tabacco, in epoche meno salutiste, veniva chiamato “erba santa” e considerato un vero toccasana per qualsiasi malessere, dal mal di denti all'emicrania, dalle piaghe alla gotta fino al morso dei cani idrofobi. E contro la peste? Niente paura: ci pensano formule come Culo di gallo o Letame di cavallo. Per il veleno delle serpi, invece, ci vuole un nato nella notte di S. Paolo, anzi un suo vigoroso sputo, che guarisce immediatamente lo sprovveduto che si sia fatto mordere.
Finiamo in Piazza Sant'Oronzo, una volta ampia e bella, d'ogni banda chiusa con giro di ricchi
fondachi, e di botteghe di drappi, di seta, di argenti, di oro, di gioie; ci scaturisce nel mezzo una leggiadra fontana di pietra c'ha dilettevole lavoro. La sua bellezza faceva però da cornice a meno leggiadre esecuzioni capitali, tra frequenti torture della ruota e decapitazioni. Oggi è ancora una piazza bellissima, un intreccio di persone però con ancora la testa sulle spalle, che dal centro si dirigono verso le tante stradine predilette dalla movida serale.
Quanto alla famosa colonna – 29 metri d'altezza, costruita – apprendiamo che sorge nel punto in cui S. Oronzo, protettore della città contro l'epidemia di peste, fu decapitato, con relativo spargimento di sangue e nascita di freschissimi fiori. A proposito di fiori, scopriamo anche che il geranio tanto presente nei davanzali leccesi si era fatto una pessima fama: quella di fiore dei cornuti, perchè le donne, fingendo di prendersi cura delle piante, potevano passare troppo tempo ad aspettare il passaggio di amanti e corteggiatori in strada, senza timore di essere redarguite dai mariti.
Della stupenda Basilica di S. Cro
ce vengono raccontati i simboli sacri (o alchemici?) sulla facciata: unendo alcuni punti si ottengono delle figure geometriche perfettissime e i tre piani della facciata rappresentano il regno pagano-infernale quello inferiore (sirene, arpie, mostri ecc.); il regno terrestre quello centrale; il cielo-paradiso quello superiore ove risplende il trionfo della Croce. Ma è probabile che racchiudano l'immagine del mondo ermetico secondo lo schema inventato da T. Norton (1477).

