I prigionieri e i deserti di Michele Ciacciofera: Silence!

Un artista nato in Sardegna e trapiantato in Sicilia, a Siracusa Ortigia, dove ha il suo atelier. La sua esposizione dello scorso anno all'Istituto Italiano di Cultura a New York, Silence! indaga con forza e intensità, ma senza didascalismo, i temi della tortura, della prigionia e della violenza

“Silence!” © Michele Ciacciofera

“Silence!” © Michele Ciacciofera

“Silence!” © Michele Ciacciofera

“Silence!” © Michele Ciacciofera

“Silence!” © Michele Ciacciofera

  • “Silence!” © Michele Ciacciofera
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Acquarello da Silence, di Michele Ciacciofera Oggi ti proponiamo i lavori di un artista interessante, particolarmente riconosciuto all'estero, in Europa e Stati Uniti, dove spesso espone.

Michele Ciacciofera è nato a Nuoro nel 1969, si è trasferito a Palermo da bambino, per poi approdare a Siracusa, dove oggi nell'isola di Ortigia ha il suo atelier.

La sua ricerca si concentra sul rapporto tra uomo e natura, storia e contemporaneità, intrecciandosi con temi esistenziali e poi sempre più politici e sociali, anche in seguito all'incontro con il Marocco e alle letture di Elias Canetti. Da queste esperienze, da uno studio di anni sul paesaggio e dalla scoperta di nuovi cromatismi nei suk arabi, nascono le opere di Marrakech, esposte in Italia e Francia. Altro studio di Ciacciofera è stato Goethe, con il suo Viaggio in Italia: lo sguardo sulla Sicilia del grande poeta tedesco ha ispirato a Ciacciofera una serie di dipinti e disegni.

L'artista si è occupato anche di scenografie e costumi per la Medea rappresentata al Teatro Greco di Tindari, per la regia di Maurizio Panici, con Pamela Villoresi come protagonista.

Le sue ultime opere (alcune le abbiamo inserite questa piccola galleria fotografica) esplorano temi della condizione umana e grandi tematiche ecologiche: prigionia, tortura, melanconia, geopolitica.

In particolare disegni di Ciacciofera raccolSilence di Michele Ciacciofera all'Istituto Nazionale di  Cultura a New Yorkti nel 2009 dell'Istituto Italiano di Cultura a New York, diretto da Renato Miracco, nell'esposizione Silence!, già nel 2007 avevano catturato l'attenzione di Lance Fung, celebre curatore e direttore artistico che durante un viaggio in Sicilia si era imbattuto quasi casualmente in una mostra siracusana: Prigionieri e deserti.

Nel catalogo della mostra newyorchese Fung descrive la sua politica di non accettare facilmente la proposta di scrivere saggi introduttivi per cataloghi di artisti, se non per quanto riguarda progetti specifici da lui curati, e il suo interesse di norma rivolto più a installazioni e nuovi media che a pittori nel senso tradizionale del termine - ma racconta anche quanto le opere di Ciacciofera lo abbiano colpito, al punto di creare un'eccezione alla sua regola.

Silence - Michele Ciacciofera. Dal catalogo dell'esposizione   del 2009 all'Italian Cultural Institute di New York"Un’amica di lunga data mi portò a vedere la mostra. Sebbene conoscessi il suo interesse per l’arte contemporanea, sapevo che la sua ammirazione incondizionata era rivolta verso l’arte classica, e mi aspettavo che la mostra alla quale mi portava includesse opere dipinte con grande abilità ma sicure e tradizionali, magari rappresentazioni dello splendido paesaggio siciliano; l’ultima cosa che mi aspettavo era di essere sfidato, destabilizzato o profondamente emozionato. Con mia grande sorpresa, il contenuto dei lavori si rivelò travolgente."

Lance Fung continua aggiungendo che si è sempre tenuto alla larga dal didascalismo in cui cadono molti lavori artistici dichiaratamente "politici, ricordando quanto sia raro imbattersi in un artista che riesce a parlare di temi così insidiosi senza preconcetti e banalità. Per Fung è affascinante la sintesi, che Ciacciofera riesce a realizzare paSilence. Acquarello di Michele Ciaccioferartendo da una formazione classica, nel provocare piacere e dolore nello spettatore:

"Confrontati con le storie orripilanti di odio, violenza e impasse politico ed emotivo che questi lavori rivelano, sarebbe facile provare un senso di disperazione. Ho l’impressione, però, che l’artista non stia cercando di tenere una lezione di morale o di trafficare in definizioni categoriche di ciò che è buono o cattivo, quanto piuttosto stia invitando ciascuno di noi a fare un passo indietro, e a rivalutare il nostro complesso rapporto e l’eventuale complicità – non fosse altro che attraverso la nostra inazione – con queste scene di umana sofferenza. Così facendo, lo spettatore può arrivare a considerare queste fin troppo familiari storie di orrore non tanto come occasioni per emettere sentenze, quanto come storie che chiedono comprensione ed empatia."


Il sito ufficiale di Michele Ciacciofera

 

Commenti

I commenti sono relativi a questo articolo.

  • Milly 28 Agosto 2011

    Great hammer of Thor, that is powerfully hlpeufl!

  • Padilla35Kristy 20 Settembre 2011

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  • CantuNadia 23 Settembre 2011

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