Il giardino dell'attesa. Arte nella natura selvaggia delle Madonie

Scopriamo una giovane scultrice e restauratrice delle Madonie, Antonella Cirrito, e il suo progetto artistico: Il giardino dell'attesa, centrato intorno ai temi del corpo e del suo movimento all'interno di spazi vitali, non solo quelli che vengono per tradizione destinati alla fruizione dell'arte

Antonella Cirrito, Il giardino dell'attesa

Antonella Cirrito, Il giardino dell'attesa

Antonella Cirrito, opere

Antonella Cirrito, Il giardino dell'attesa

Antonella Cirrito, Il giardino dell'attesa

  • Antonella Cirrito, Il giardino dell'attesa
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Antonella Cirrito, il giardino dell attesa

“L'attesa. Così ho chiamato il mio giardino, che sorge ai piedi di una collina in un luogo dove regna la natura selvaggia a pochi chilometri da Cefalù in un paesino Madonita” racconta Antonella Cirrito.
Un territorio meraviglioso, solcato dal fiume Imera.

Antonella si occupa di restauro (dalle ceramiche ai materiali lignei ai dipinti su tela), ma anche di pittura e oreficeria, e ha studiato musicoterapia e cromoterapia. Ha partecipato a numerose mostre collettive, workshop, e al laboratorio internazionale a cielo aperto Open Space Artist Alcantara, nella celebre Valle, dove per una settimana, accanto ad altri artisti provenienti da tutto il mondo, ha dato vita a grandi blocchi di pietra arenaria di Savoca.

 

Antonella Cirrito, Il giardino dell'attesa

Nel suo progetto Il giardino dell'attesa il suo stesso corpo, riprodotto in calchi, è il soggetto di un'installazione che vede più figure immobili e nude riprodotte nell'attesa. Il progetto prevede un gesto performativo consistente nel sottrarre dal giardino uno o più elementi, “entrando in punta di piedi e senza violenza ma con forza negli spazi tradizionali dell'arte”.

Le mostre di altri artisti vengono “contaminate” con l'ingresso imprevisto, con l'obiettivo di esprimere una rottura del concetto di attesa – condizione contemporanea e universale - e di ribadire che “l'arte, se pura, può arrivare ovunque senza chiedere consensi”.
La scultrice chiede all'osservatore, con la sua performance, di liberarsi da una condizione di torpore mentale.
 

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