Urban Sketcher in azione
Incontriamo Benedetta Dossi a Villa Celimontana, Roma, sabato 2 ottobre, durante la terza edizione del Festival della Letteratura di Viaggio. Questa giovane e talentuosa concept artist e illustratrice è la corrispondente dalla capitale per Urban Sketchers, community internazionale di artisti provenienti da tutto il mondo. La loro missione: raccontare posti, persone ed eventi, registrare un istante in un disegno. Qui su Terremobili avevamo già parlato di Oscar Jaramillo, corrispondente da Catania. Oggi riportiamo la conversazione con Benedetta: con lei parliamo di arte e di viaggio, di arte del viaggiare, di linguaggi e percezione, della pratica del carnet di viaggio e della dimensione della relazione umana, che resta il fondamento di qualsiasi spostamento.
Nel video, Benedetta improvvisa per noi uno sketch al Festival della Letteratura di Viaggio.
Manifesto Urban Sketchers:
1. Disegnamo sul posto, all'aperto o al chiuso, catturando ciò che vediamo con la diretta osservazione
2. I nostri disegni raccontano la storia di ciò che ci circonda, dei luoghi in cui viviamo e di quelli dove viaggiamo
3. I nostri disegni sono una registrazione del tempo e dello spazio
4. Siamo fedeli alle scene che osserviamo
5. Utilizziamo ogni genere di strumento e preserviamo il nostro stile individuale
6. Ci sosteniamo a vicenda e disegnamo insieme
7. Condividiamo i nostri disegni online
8. Mostriamo il mondo, un disegno alla volta.
SketchCrawl:
Lo SketchCrawl è una maratona internazionale dove persone di tutto il mondo si ritrovano per disegnare e schizzare insieme gli angoli più belli della città, per poi postare il risultato in un forum condividendo i propri disegni con altri artisti. L’idea è nata da Enrico Casarosa, genovese, residente a San Francisco, storyboard artist della Pixar in Ratatouille e Up. Non c’è scopo di lucro, non ci sono iscrizioni e non ci sono selezioni!Tutti possono partecipare disegnando per almeno 20 minuti (o per tutto il giorno).Tutti i livelli di abilità sono ammessi, dai professionisti a chi si avvicina all’arte dello sketch per la prima volta.
CONVERSAZIONE CON BENEDETTA DOSSI - URBAN SKETCHER DI ROMA
Che rapporto ha il disegno sul carnet di viaggio con il modo di viaggiare?
Lo spirito del carnet di viaggio è strettamente legato al modo di viaggiare, al modo in cui anche io intendo il viaggio. Il bel monumento fine a se stesso non dice niente: non si tratta di mettere una crocetta su un elenco: ecco, ho visto una cosa in più. Disegnare qualcosa significa prima di tutto stabilire una relazione con ciò che si disegna, sia esso un oggetto, un edificio, una persona.
Per esempio, ho avuto l'opportunità di andare un mese a Parigi e uscivo ogni giorno a disegnare. Incontravo sempre qualcuno, ed ecco nascere un disegno e un rapporto. Ho conosciuto per esempio una signora anziana, emigrata in Francia in tempo di guerra, che aveva vissuto momenti difficili: il disegno è sempre anche una scusa per avvicinarsi alla realtà locale. Quando viaggi hai bisogno di relazioni, perchè il viaggio non è altro che relazione con te stesso e con l'altro.
Come si manifesta questa relazione mentre viaggi e disegni?
Quando disegno edifici, persone, è come se iniziassi a dialogare. Anche un edificio non è mai perfettamente stabile, non è immobile, è in trasformazione. Anche per questo le mie linee sono ondulate, morbide. In un certo senso è come se gli edifici ondeggiassero e mi parlassero. In viaggio questo meccanismo si fa ancora più forte: mentre disegno sono completamente “aperta” alla relazione. Non è accaduto immediatamente, è stato un passaggio che è avvenuto in modo naturale: inizialmente dovevo principalmente impadronirmi della tecnica di perfezionamento. Quando al liceo uscivamo a disegnare dal vero con il nostro professore, cercavamo di afferrare la struttura delle cose, di capirne l'architettura. Disegnando in questo modo, fai un esercizio sicuramente utile, scopri i tuoi limiti a livello tenico, ma non scopri molto di te stesso, non ti metti in gioco. Bisogna essere pazienti e riuscire a raggiungere il punto in cui puoi esprimerti liberamente e di fronte a ciò che disegni, riesci a dire: “Ti accolgo” invece che “Ti capisco”: quando hai acquisito una sicurezza tecnica, ma anche psicologica. Viaggiando con un taccuino, è il dialogo che cerchi, e la comunicazione può nascere con una persona, ma anche solo con un paesaggio.
Uno dei punti più interessanti del manifesto degli Urban Sketchers parla di osservazione diretta, pone un po' come una linea guida l'improvvisazione, l'estemporaneità. Molti dei disegni magari sono imperfetti dal punto di vista strettamente tecnico, ma proprio per questo catturano la realtà del momento in cui vengono realizzati. Ti è mai successo di trovarti a disegnare un soggetto che non sembrava degno di nota, ma che ha acquisito importanza semplicemente perchè inserito in quell'istante, in quel viaggio, in quella esperienza?
Un soggetto diventa fondamentale quando ci parli. Finchè resta separato da te, non si distingue. Per me un soggetto è importante nel momento in cui riesco a stabilire una relazione diretta, proprio come in una relazione con una persona: il disegno ha a che fare con i tempi giusti, l'emotività. Quando sono costretta a interrompere un disegno all'esterno, magari per un temporale, preferisco non finirlo. Scattare una foto e terminarlo a casa non sarebbe la stessa cosa: come esercizio tecnico può andare, ma a livello di interazione con un contesto, continuare in un altro contesto sarebbe come monologare, ricostruire un dialogo artificialmente, e lo spirito del disegnare all'aperto non può essere un monologo. Mentre disegni, la luce cambia, c'è un continuo divenire. Questo non può avvenire con la semplice copia da una foto.
Come scegli i soggetti dei tuoi disegni?
Avverto subito che voglio disegnare qualcosa, che ho una “conversazione” da fare”. So già dall'inizio se verrà fuori un disegno in acquerello o in linea, a colori o in bianco e nero. Alla percezione corrisponde sempre un linguaggio specifico.
Ti è capitato di trovarti in viaggio in una situazione interessante e di non avere con te il materiale per catturare quella realtà?
Mi è capitato spesso di trovarmi in una situazione che volevo ritrarre a tutti i costi e di non poterlo fare. Porto sempre con me qualche foglio, ma non sempre il mio sgabellino.In Israele mi sono trovata in uno stupendo mercato locale, dove però non c'era lo spazio fisico per mettersi a disegnare. Allora ho cercato di di assorbire come una spugna tutto ciò che mi emozionava: non è tanto crearsi un ricordo fotografico, ma fare tua quell'atmosfera, sapendo che riaffiorerà in qualche disegno futuro.
Molti artisti disegnano su qualunque supporto, dal fazzoletto di carta al tovagliolino del bar. Può essere un modo di utilizzare qualcosa che fa parte del momento che si sta vivendo, un oggetto quotidiano come base per un gesto d'arte. Per te il supporto ha importanza?
Mi capita spesso di disegnare su qualunque oggetto mi capiti sotto mano, ad esempio il biglietto del treno. Anzi, sarebbe bello disegnare su depliant che parlano del luogo che si sta visitando o biglietti del treno, mentre si viaggia. Mi iè capitato di disegnare anche su ricevute o scontrini importanti... o in giro per Roma, di prendere i cartoni che i negozianti lasciano davanti alla porta. Mi sono anche costruita da sola dei taccuini cucendo i sacchetti di carta del mercato.
Il materiale ha la sua importanza, non tanto tecnica anche questa volta, quanto istintiva: come in ogni comunicazione, come con le persone, ci sono giorni in cui non riesci ad avere una conversazione perfetta.
Ci piace molto questa tua rappresentazione del disegno come dialogo, questa metafora dell'incontro con un oggetto che diventa come una relazione sentimentale.
La cosa fondamentale non è tanto imparare qualcosa di nuovo sul soggetto che stai disegnando, ma attraverso quel soggetto, qualcosa su te stesso...
Ti capita di
inventare la storia che c'è dietro al soggetto che disegni, di fantasticare sulla sua vita, di non rappresentare esattamente la realtà ma di collocarla in un tuo immaginario personale?
Mi capita, anche perchè tutto ciò che ti circonda ti parla proprio al livello del tuo immaginario. Attenzione, non è detto che ti parli davvero. Se non conosci le persone o gli oggetti o i paesaggi che stai disegnando, c'è comunque qualcosa che ti comunica delle sensazioni. Magari disegni una persona anziana su una panchina, muta, ma la sua postura parla, e le tue linee comunicheranno magari uno stato d'animo che ti sembra quello che quella persona sta esprimendo: forse la solitudine o la malinconia. Mentre disegni, sei pieno di questo sentimento verso la persona e cerchi di catturarlo, senza fermarlo in un'immagine morta, ma tenendolo vivo.
Quando invece disegno gli edifici, penso poco alle persone che li hanno costruiti o abitati. Quando disegno un edificio ed è bagnato dalla luce, mi sembra che abbia una sua personalità, magari che si stia divertendo e che mi comunichi la sua gioia e la sua allegria... allora le mie linee rappresenteranno questa emozione.
E quando disegni qualcosa o qualcuno che conosci benissimo?
Quando disegni, una persona o un edificio conosciuto diventa nuovo. Tu sei diverso, nella misura in cui tu cresci e muti, muta anche la relazione con la cosa e la persona che conosci da sempre. Il tuo modo di relazionarti con l'oggetto cambia, anche se si tratta della tua casa.
Come viaggi? Le tue mete preferite?
Posso spostarmi all'estero o in un piccolo paese laziale, per me il viaggio ha sempre lo stesso significato: di conoscenza.
Nel tempo ho notato che viaggiare da soli e disegnare da soli è un buon modo per crescere e sentirsi indipendenti, ma non c'è niente che ti arricchisca quanto disegnare e viaggiare con altre persone. Per esempio ho partecipato a una maratona, la Sketchcrawl di Enrico Casarosa [storyboard artist italiano di stanza in USA per Disney Pixar] evento collettivo che si tiene periodicamente in una città del mondo. Ho iniziato così e ho sentito che il confronto continuo, sia attraverso il disegno che attraverso il movimento, aiuta ad aprire la mente. Più che il luogo, vorrei scegliere il modo di viaggiare. L'ideale sarebbe un piccolo gruppo di poche persone che amano disegnare, che hanno in comune questa passione. Così che si vada a vedere la Tour Eiffel o le grotte di Bomarzo, c'è lo stesso piacere.. A formarti è il viaggio, non la meta. Per me tutto può essere un'occasione di comunicazione.
A parte Stefano Faravelli o altri nomi molto noti nel campo del carnet di viaggio, ci sono artisti che interpretano il tuo concetto di “dialogo” durante il disegno? Ispiratori?
Tra i contemporanei, ce ne sono molti in Urban Sketchers e i miei preferiti non sono necessariamente i piu bravi. Mi piacciono artisti che usano poche linee o hanno uno stile inconfondibile, non tanto perchè originale ed esclusivo, ma perchè osservando i loro disegni si sente che nella loro “conversazione” si sono scoperti. Non hanno rappresentato solo una bella architettura, ma si sono esposti.
Tra i grandi, amo Modigliani, che per me è il ritratto, la capacità di cogliere l'anima più che le caratteristiche fisiche della persona che si ritrae, Egon Schiele, Van Gogh. Ecco, Vincent Van Gogh “vomitava se stesso” tanto era forte il suo rapporto con il paesaggio. Era quasi un atto di cannibalismo. La sua comunicazione era tanto intensa, profonda e violenta, il suo rapporto con ciò che dipingeva tanto forte, che non è riuscito a gestirlo e a portare avanti la propria vita. Mi sento affine agli artisti che sanno che dietro ogni oggetto c'è un mistero e una storia. La tecnica è interessante da osservare per imparare, per specializzarsi, ma mi piace saltare da un link all'altro per scoprire nuovi autori.
Qual'è il tuo rapporto tra il disegno, il viaggio e la tua esperienza professionale?

Mi piacerebbe che tutti disegnassero. Si può essere più o meno dotati, ma il disegno riguarda tutti, proprio perchè riguarda la relazione con te stesso. Naturalmente i linguaggi per coltivare la consapevolezza di sé sono molteplici. Io ho appreso naturalmente quello del disegno, un po' come si impara a parlare. Poi, certamente, ho studiato, il mio approccio è cambiato nel tempo: nell'adolescenza era un modo di costruire la mia identità, oggi si è intrecciato con il mondo del lavoro. Posso dire che ho tre modi di avvicinarmi al disegno oggi: disegno per lavoro (mi occupo di animazione) – ed è un lavoro creativo che richiede originalità. In questo mi aiuta l'esperienza di urban sketcher: quando lavori per creare qualcosa di nuovo, tutto ciò che hai visto e disegnato in giro si fonde per costruire una nuova architettura. Disegno per me stessa, perchè ho il bisogno fisico di disegnare. Disegno per vivere una relazione con l'esterno.
Ho frequentato anche una scuola di fumetto, mi piaceva l'idea di raccontare storie, ma è un lavoro molto solitario, in cui al massimo ti confronti con il colorista o lo sceneggiatore. Nell'animazione lavoro in team e lo trovo più stimolante: un coro di voci crea una voce più potente. In futuro spero di continuare questo lavoro, che mi garantisce stabilità, ma anche di portare avanti il discorso del carnet di viaggio. Per scoprirmi, per essere più sincera verso me stessa: il disegno può aiutarti a raccontarti meno bugie, ad accettare i tuoi difetti e di conseguenza quelli degli altri. Sembra una frase fatta ma è una verità. Se si può perseguire attraverso questa forma di comunicazione ciò che ogni essere umano desidera, pace e felicità, è una strada che intendo fare.
Ti è mai capitato di inviare un disegno al posto di una lettera?
Spesso. La signora che mi ha ospitato in Francia, ad esempio, non ama molto la tecnologia e abbiamo una corrispondenza tradizionale fatta anche di disegni. Qualcuno mi ha chiesto disegni di angoli di Roma che gli erano cari, disegni che gli ricordassero le sue esperienze.
Come funziona la comunità degli Urban Sketchers?
Ci si può proporre
come corrispondenti, garantendo di condividere online i disegni realizzati almeno una volta al mese, o come semplici collaboratori. Possono anche essere vecchi schizzi, ma il disegno deve raccontare qualcosa.
Il tema di questo Festival è stato il viaggio, non solo di scoperta e di piacere, ma anche di necessità, come quello dei migranti. Ti succede di disegnare una realtà difficile in cui ti imbatti per strada, per esempio quella degli homeless?
Infatti, anche il concetto della rappresentazione della realtà è più sottile. Chi vive quotidianamente un'esperienza difficile la comunica anche col disegno. Molti nella community disegnano scene di vita quotidiana, nei paesi in guerra. C'è un gruppo di Urban Sketchers italiani che si recano periodicamente a L'Aquila a seguire la ricostruzione proprio attraverso gli sketch, relazionandosi anche alle persone del luogo e in un certo senso raccontando veri e propri fatti di cronaca. In ogni caso, nel disegno, entrare in vicinanza con l'altro è importantissimo: ma non deve essere una violenza. Ti disegno e entro in comunicazione con te, non voglio invaderti nè pretendo di spiegare o capire. Sto disegnando, il mistero si spiegherà da solo mentre disegno. Senza la pretesa di ricevere una risposta. Magari vivere è l'unica risposta.
Commenti
I commenti sono relativi a questo articolo.


ma il disegno di artman non c'è in questo blog????
ciao, raccontaci chi è artman e a quale disegno in particolare ti riferisci :)
shangai?ale, sepmre io dai un'occhiata sulla rubrica cerco lavoro di professione architetto, cercano qualcuno a shangai vi mando un bacio, vi scriveremo presto (dov'era il cantiere dove tu e la vero avete sistemato il sandalo? la ns topetta ha bisogno urgente di restauri e siamo un po' indecisi)