Dal pianeta solitario alle città disegnate:"Itinerari d'autore"
New York, Firenze, Roma, e in uscita, Bruxelles (in libreria a ottobre) e Marrakech (in libreria da novembre): sono i primi volumi della collana Itinerari d'autore pubblicata da Lonely Planet, sguardo artistico su luoghi del mondo, fruibile sia come guida che come volume illustrato da collezione. Ogni volume nasce dalla collaborazione di un illustratore rinomato e di un autore Lonely, giornalista o reporter di viaggio, entrambi legati alla città che raccontano da un amore particolare.
La novità dell'operazione sta forse nel fatto che non si parla di schizzo, fumetto o illustrazioni di commento, ma di Bande Dessinée (illustrazione e fumetto d'autore che da anni ha il suo primato incontrastato in Francia e in Belgio, anche per la lungimiranza di editori illuminati).
La collana, più che rivolgersi a chi approda per la prima volta in una delle grandi città illustrate, è dedicata a chi già le conosce e desidera riscoprirle attraverso un filtro nuovo: le illustrazioni sono state realizzate appositamente per questo progetto, con l'intento di fornire una chiave di lettura artistica di sensazioni e emozioni solitamente narrate solo attraverso testi e foto. Non mancano le informazioni pratiche (musei, trasporti, alloggio, ristorazione, moneta, festività) ma Itinerari d'autore non si pone come alternativa alla classica guida: piuttosto, vogliono collocarsi in uno spazio "tra l'immaginario (il tratto dell'illustratore) e il reale (lo spazio percorso in modo concreto e attento)".
Incontro con Tony e Maureen Wheeler, fondatori Lonely Planet (seconda parte)
Incontro con Tony e Maureen Wheeler, fondatori Lonely Planet (terza parte)
Nell'incontro con Tony e Maureen Wheeler (la prima parte, con video) si ripercorre la storia umana e professionale dei fondatori della Lonely Planet, una storia che hanno già raccontato nel libro, da noi pubblicato da EDT nel 2006, Un giorno, viaggiando...
"I tempi sono cambiati. Può sembrare una banalità, ma è impossibile negarlo". Così Giovanna Zucconi, richiamando l'attenzione del pubblico sulle foto anni '70 che scorrono sullo schermo alle spalle degli ospiti, introduce una conversazione in cui Tony e Maureen cercano di rintracciare cosa è rimasto dello spirito con cui viaggiavano i primi backpackers, zaino in spalla e pochi soldi.
Esistono delle forme contemporanee di viaggio indipendente, ispirato da intraprendenza, curiosità e voglia di libertà, anche se i protagonisti non sono più gli hippy idealisti di quell'epoca, e Tony Wheeler ne è certo:
"Per una persona giovane, il primo viaggio resta sempre il più emozionante, e il desiderio che spinge i giovani di oggi a viaggiare è lo stesso che ci ha fatto partire 35 anni fa. Non dirò mai 'ai miei tempi era meglio...'. I giovani del nostro tempo troveranno certamente il loro modo di vivere l'avventura che cercano. Viaggiare per me non può essere noioso: ogni cosa che faccio, ogni posto che vedo è interessante."
"Durante il nostro primo viaggio in Australia, all'arrivo" aggiunge Maureen Wheeler "presa la decisione di continuare a viaggiare e scoprire il mondo, Tony mi spiegò che cosa più lo aveva affascinato della nostra esperienza. Disse: - Di ogni giorno di viaggio in questi 6 mesi che abbiamo trascorso insieme, mi ricordo tutto. - Questo avviene perchè solo in viaggio ogni giorno può essere diverso. Quando siamo a casa, sui binari della routine quotidiana, non riusciamo neppure a ricordare come abbiamo passato il giorno precedente. Penso sia questo il motivo reale per cui le persone continuano a viaggiare: per questa esigenza di unicità, per vivere almeno una parte della vita in cui ogni giorno è speciale. Lo stesso motivo per cui lo spirito del viaggio resta inalterato, di generazione in generazione: il bisogno di allontanarsi dal vissuto quotidiano".
"Parliamo di un modo di viaggiare comunque privilegiato" ricorda Giovanna Zucconi - all'interno di questo Festival, anche nei momenti più ludici, si è sempre richiamata la riflessione su un altro tipo di viaggio: quello dei migranti.
Lo spirito del movimento sembra essere legato quindi a un'identica esigenza al di là dei mutamenti generazionali: ma a cambiare sono forse le forme di narrazione del viaggio. Ripercorriamo attraverso quasi quarant'anni di vita (e di editoria) i tanti modi di raccontare i viaggi, dalla piccola rivoluzione Lonely, che ha rifiutato il linguaggio un po' sussiegoso della guida classica, fino alla percezione tipica un'epoca, la nostra, in cui la tecnologia è a disposizione di tutti quelli che vogliano creare materiale audio, video, fotografico, vere e proprie registrazioni pubblicate non alla fine del viaggio, ma in contemporanea, su blog o altri spazi personali (ma vedremo che c'è anche chi, come gli Urban Sketchers, si affida semplicemente al carnet di viaggio, allo schizzo, all'acquerello su taccuino).
"Il reportage di viaggio cambia, come cambiano i tempi - è un'influenza reciproca, ma non credo che con la diffusione della tecnologia la gente legga di meno. Piuttosto si legge in modo diverso, non sempre utilizzando il supporto cartaceo" afferma Tony Wheeler. "Qualunque sia il canale, che l'informazione arrivi attraverso un libro, un telefono, un computer, l'unico aspetto importante è la voglia di diffondere conoscenza e di far sì che questo sapere possa circolare".
Maureen Wheeler introduce il tema del resoconto in tempo reale. "Una volta si scrivevano delle lettere viaggiando - io e Tony ne abbiamo scritto tante ai nostri familiari. Molti dei più bei racconti di viaggio nascono così. Oggi la comunicazione è un fatto istantaneo, e qualche volta, effimero. Spero che questo non generi come conseguenza un futuro in cui ci sia meno da registrare, meno da ricordare".
Nella seconda e terza parte dell'incontro ci si concentra sulla nuova iniziativa editoriale Itinerari d'autore, continuando l'analisi di mutamenti e tendenze nella narrazione del viaggio, in particolare nel settore delle guide, e di come queste vengono fruite e percepite dai viaggiatori.
Silvestro Serra, giornalista, direttore di Gente Viaggi:
I numeri parlano chiaro: un italiano su 10 viaggia portando con sè una Lonely Planet: in tutto circa 6
milioni di italiani. L'invito resta comunque sempre quello di leggere la guida, pur mantenendo un ampio margine di libertà, affidandosi al caso e all'imprevisto.
Rachele Borghi, geografa:
Chi viaggia per "mestiere" - comunque per studio, per ricerca, per lavoro, viaggia in un contesto estremamente privilegiato, perchè non ha bisogno di inserirsi nelle categorie del turista o del viaggiatore, che restano comunque problematiche. Io ho scelto il mio lavoro anche perchè era un'ottima scusa per viaggiare... naturalmente viaggiare con uno scopo.
Giovanna Zucconi: Come è nato l'intreccio di testo e immagine di Itinerari d'autore?
Maureen Wheeler:
In realtà l'idea non è venuta da noi, ma dai nostri partner francesi (l'editore Casterman). Abbiamo immediatamente sposato l'idea delle Bande Dessinée: un concetto innovativo, visto che avevamo già sperimentato di tutto. Abbiamo visitato praticamente tutti i paesi del mondo, abbiamo comunicato attraverso il cartaceo, il sito, la tecnologia mobile. Però questa iniziativa è diversa. Se volete, questi volumi rappresentano un po' il Michelangelo o il Bernini delle guide turistiche...
Miles Hyman (illustratore. Ha lavorato a New York. Itinerari d'autore):
Il libro è nato dalla mia collaborazione con Vincent Réa (giornalista di viaggi). Non si trattava di improvvisare, come su un taccuino di viaggio, ma di concepire una vera e propria guida per i viaggiatori. Ambedue conoscevamo bene la città e abbiamo lavorato insieme per esprimere la sensazione di uno sguardo più intimo del solito su New York.
Elodie Lepage (giornalista di viaggi. Ha lavorato a Firenze. Itinerari d'autore):
Realizzare questo libro è stato un piacere, specie per la libertà che ci è stata concessa nell'immaginare itinerari insoliti e originali. L'idea era di mettere da parte chiese e monumenti già molto conosciuti per svelare attrattive più piccole e nascoste ma altrettanto indicative dell'essenza e della vita di una città.
Sembra che tutti vogliano raccontare le "zone meno illuminate", quelle che restano fuori dai riflettori - osserva Giovanna Zucconi - Ma siamo così certi che i luoghi più conosciuti facciano davvero parte del bagaglio culturale anche di chi vive in una città turistica come Firenze o Roma?
Silvestro Serra:
In effetti, molti romani non hanno mai visto nemmeno San Pietro... Lonely Planet si rivolge a dei "viaggiatori solitari", indipendenti, come sono stati Tony e Maureen Wheeler. Ma con 6 milioni di persone che ci seguono è difficile mantenere questo spirito, o comunque trovare davvero dei posti nuovi, mai visti, e soprattutto dei nuovi incontri, perchè viaggiare non è altro che incontrare. Io stesso spesso sono stato costretto a evitare i luoghi segnalati dalla guida perchè troppo inflazionati. Tony Wheeler ha detto più volte che ciò che ama di più è perdersi. Insomma, viene da chiedersi come è possibile perdersi oggi.
Risponde Tony Wheeler:
"Anche se la meta è la stessa, non manca mai la possibilità di modificare il percorso: una deviazione, una scorciatoia, una personalizzazione. Parliamo delle masse: un esempio eclatante potrebbe essere Piazza San Marco a Venezia. Solo cento metri più in là, magari, in un vicolo o una piazzetta, non c'è nessuno."
Aggiunge Maureen: "La raccomandazione che abbiamo sempre fatto ai viaggiatori incaricati di scrivere le nostre guide è proprio questa: andare sempre due strade oltre il punto turistico più conosciuto. Perchè è proprio così che è più probabile la scoperta della "vera" città che si sta visitando.

